mercoledì 22 settembre 2010

Una medaglia miracolosa

Tempo fa ho ricevuto una medaglia miracolosa. Per posta. Da una sedicente Associazione Madonna di Fatima eccetera eccetera. Allegata c'era una lettera nella quale si dice che "se porterò al collo, con fiducia, la medaglia riceverò grazie straordinarie". Chissà chi gli avrà dato il mio indirizzo.

La storia comincia nel 1830, quando la Madonna apparve per tre volte, a Parigi, a Caterina Labouré, una novizia delle Suore della Carità. Nel corso della seconda apparizione la Madonna disse espressamente a Caterina di far coniare una medaglia e di distribuirla al mondo, e lei (la Madonna) avrebbe provveduto a dispensare grazie a chi l'avesse portata.

Questa associazione, da quanto risulta scritto nella lettera allegata, ha già fatto coniare due milioni di medaglie da diffondere entro la fine dell'anno (2009). Un impegno oneroso, ma nella lettera non si chiede (quasi) nulla in cambio: solo di collaborare con un eventuale contributo volontario (dai 5 euro in su), e di divulgare l'iniziativa fra parenti e amici. Bollettino di conto corrente allegato, naturalmente.
Ora io non ho nulla contro i credenti, non ho nulla contro la religione (le religioni). Mi stanno bene tutte, e mi stanno bene tutti i profeti e i messia di varia estrazione, purché non diano di matto. Quello che mi disturba è che si tenti di carpire la buona fede della gente (e sappiamo tutti quanto la gente sia ingenua) con una medaglietta che costerà cinquanta centesimi e che promette miracoli a chi la indossa.

Non a caso ho appena finito di leggere un libro che si chiama "La santa casta del Vaticano", dove se ne raccontano di cotte e di crude, dai tempi di San Pietro fino a oggi, perpetrate in nome di Cristo morto in croce da piccoli e grandi truffatori all'ombra, o sotto l'ombrello, o con la complicità implicita o esplicita della Chiesa cattolica. Roba che Berlusconi ci fa la figura del chierichetto.
Se qualcuno fosse interessato gli posso fornire il recapito dell'associazione.

Ah, dimenticavo, la medaglia è già benedetta.

giovedì 16 settembre 2010

Esiste un posto migliore di questo?

Certe volte mi viene voglia di emigrare. Dove la politica è ancora una cosa seria, dove i politici sono ancora onesti e dalla parte di chi li ha eletti. Dove ti puoi ancora sentire un cittadino con dei diritti, e non un suddito senza voce. Dove non ci sono indagati, corrotti e trafficoni che ricoprono cariche pubbliche. Dove c'è ancora una giustizia certa e credibile, dove non ci sono censure, manipolazioni o controlli alla "grande fratello". Dove c'è educazione, rispetto, solidarietà, e il lavoro non diventa un obbiettivo irraggiungibile, una chimera, ma un diritto da garantire a tutti.

Ma esisterà, poi, un posto del genere? Comincio a pensare di no. E probabilmente non è mai esistito, nella storia dell'uomo. Forse è stata sempre una storia di angherie, sopraffazioni e furbate, forse la società ideale è un mito irraggiungibile.

E allora bisogna accontentarsi di quello che si trova, cercando di viverci nel miglior modo possibile. Preferibilmente facendo quanto è in nostro potere per non lasciarsi contaminare, mantenendo una certa pulizia morale, e coltivando sempre la speranza di poter migliorare le cose. Anche di fronte a tutti i berlusconi del mondo, con la loro protervia, la loro faccia tosta, la loro inalterabile certezza di essere intangibili. "Unti" di chissà quale signore e destinati a vivere in eterno, magari attraverso i loro cloni.

Ecco, io non ho la stoffa del rivoluzionario. Mi limito a indignarmi per le cose storte che vedo e non ho ricette per migliorare la situazione. Ma nel mio piccolo cerco di vivere secondo dettami che mi sembrano giusti, cerco di rispettare i comandamenti (quelli condivisibili, quanto meno) e non perdo mai la speranza in un futuro migliore.

Scivolo sulla sporcizia sforzandomi di non sporcarmi. Di non essere complice.

mercoledì 8 settembre 2010

Lo squallore della politica italiana

Non ricordo di aver mai vissuto un momento così squallido, così povero di valori, così di basso profilo della politica italiana. Non ricordo di aver mai visto rappresentanti del popolo così menefreghisti, così sfacciatamente interessati agli affari loro, e così impudenti da farlo alla luce del sole.

Che dire? Un'alleanza che sembrava di ferro si sta sgretolando sotto le sue stesse contraddizioni: prima Berlusconi vuole andare al voto, poi non vuole andare al voto. Prima la Lega non vuole andare al voto, poi vuole andare al voto (per salvarlo da questo pantano, dicono, ma chi ci crede?). L'opposizione vuole andare al voto, ma con quale faccia? Chi li voterà, malridotti come sono? Chi potrà dar credito a quest'accozzaglia di incapaci, anche loro saldamente legati alla poltrona, che a parole sembrano voler fare sfracelli, ma nei fatti se ne stanno buoni buoni a seguire l'andazzo?
Fini non si sa bene che vuole fare. Certamente si è pentito di aver buttato al cesso un partito al quale aveva dato una nuova dignità e un peso politico non da poco. Anche se stanno facendo di tutto per distruggerlo, amplificando qualche suo peccatuccio veniale (ma i peccati mortali di qualche altro proprio no?), adesso tiene per le palle Berlusconi & C., però chi ci dice che in un'eventuale tornata elettorale i finiani riuscirebbero a mantenere la forza che hanno? Se per caso dovessero uscire sconfitti, magari a vantaggio del Carroccio, allora ci sarebbe solo da suicidarsi. E il fatto che in molti stiano col fiato sospeso appresso a Fini, considerandolo una sorta di cavallo di Troia per abbattere un nemico apparentemente invincibile, la dice lunga sull'abisso nel quale siamo precipitati.

Trovare l'opposizione all'interno della maggioranza è davvero il colmo.

Tutti i sondaggi danno il centro destra (PdL + Lega) in grado di mantenere i numeri che ha, e forse di aumentarli. Con la legge elettorale esistente non c'è da farsi illusioni. Rischiamo di avere da una parte un centro destra ancora più forte e arrogante, e dall'altra un improbabile minestrone cha andrebbe dall'estrema destra di Fini all'estrema sinistra di Di Pietro. Su Napolitano non c'è da contarci. Chi ci salverà?

Da un po' di tempo sto ascoltando una delle poche voci libere rimaste in Italia, quella di Marco Travaglio sul canale Current di Sky. Dice cose che i giornali e le televisioni non dicono. Nemmeno quelli teoricamente oppositori dell'attuale regime. Che la scintilla della salvezza vada ricercata qui?

martedì 31 agosto 2010

Un'estate lunga e faticosa

E' stata un'estate lunga e faticosa, allietata dalla presenza di Lolo & family, trascorsa fra Macerata e Bracciano e conclusa alla grande con la macchina che ha pensato bene di fare i capricci e di piantarmi sul più bello. Adesso è ancora a Bracciano, dal meccanico, e attendo con ansia la sentenza, che tuttavia so già non essere mite. D'altra parte, come dice il saggio, meglio lei che io. Ovvero, le macchine si aggiustano e si cambiano, mentre le persone si aggiustano, ma spesso a prezzi assai più alti, e qualche volta nemmeno il più bravo meccanico riesce a rimetterle in sesto.

Sono rimasto stupito dal carattere di Lolo. E' un bambino solare, fondamentalmente sereno e vivace, molto portato alla socializzazione, ma che sembra a volte immerso in profonde meditazioni. Come se, costretto dagli eventi a mettere insieme due mondi così lontani, due lingue così diverse, dovesse fare paziente opera di rielaborazione, mettere a posto i pezzi nel suo cervello ingombro di informazioni contrastanti. In effetti deve fare una fatica doppia, rispetto agli altri bambini. Sono davvero curioso di seguirlo nel suo percorso di crescita, per quel poco che posso fare da questa distanza.
Ho scoperto anche di essere sempre più a corto di energie, un po' perché fumo, un po' perché faccio poco movimento, un po' perché gli anni cominciano a pesare anche a me. Pian piano sto cercando di rimettermi in sesto: ho ridotto il fumo (adesso mi sono imposto una sigaretta ogni ora, dimezzando così drasticamente il totale quotidiano), cerco di stare attento a quello che mangio (non esattamente una dieta, ma riduzione o eliminazione dei prodotti più a rischio), e riprenderò ben presto a fare un po' di cyclette (già, sono così pigro che pur abitando in campagna e potendo disporre di aria buona e strade senza macchine, non muovo mai un passo al di fuori di casa).

Peccato che l'estate stia finendo. Le buone intenzioni mi riescono sempre meglio nella bella stagione.

domenica 11 luglio 2010

I mondiali di calcio

Non ero andato lontano dal vero. Il 3 maggio scrissi testualmente: "l'Italia supererà a fatica il girone eliminatorio (se pure ce la farà) e poi uscirà ingloriosamente. Vincerà l'Inghilterra, con Argentina e/o Brasile in finale. O forse la Spagna"

Be', la Spagna in finale c'è arrivata, ed ha anche vinto con pieno merito. Perché da qualche anno il campionato spagnolo esprime il miglior calcio d'Europa. Non è sparagnino e calcolatore come il nostro, non ha paura di cercare lo spettacolo, né di lanciare i giovani. Non è polemico e rissoso, c'è molto fair play, non ci sono i furbetti, i cascatori, e il pubblico è in genere esemplare.
L'Olanda ha già fatto un miracolo arrivando in finale, ma il suo gioco poco propositivo non mi ha entusiasmato, almeno ieri sera. Così come non mi ha entusiasmato in generale il livello del gioco visto a questi mondiali. Non si è visto niente di veramente nuovo, ed è stato in sostanza un grande business con poca carne al fuoco.

Quanto all'Italia, meglio stendere un velo pietoso: la più brutta di sempre, grigia, imbolsita, senza fantasia, senza idee, senza motivazioni. Lippi è riuscito a far giocare male anche quelli che in genere danno l'anima in campo (in primis De Rossi). Abbiamo fatto una bella figuraccia, e adesso cerchiamo di prendere esempio dalla Spagna, o anche dall'Inghilterra.

Ho rotto momentaneamente il mio silenzio perché l'evento meritava un commento, ma adesso me ne torno a godermi il nipotino.

Buone vacanze a tutti.

 

giovedì 17 giugno 2010

Un piccolo intervento chirurgico

Lo confesso, ho barato. Sì, è vero che sta per arrivare Lolo, ma la verità è che ho dovuto sottopormi a un piccolo intervento chirurgico (per i più curiosi: digitare l'acronimo TURV su Google), e così la mia testa era da tutt'altra parte.

E' andato tutto bene. Mi sono trattenuto in ospedale (quello di Bracciano, vicino Roma) per una settimanella e adesso sono di nuovo al lavoro.  Era la mia prima esperienza di ospedalizzazione e così l'ho vissuta almeno all'inizio con qualche trepidazione, non sapendo bene cosa aspettarmi, ma alla fine si è rivelata cosa di modesta entità e, addirittura, un'esperienza che mi ha stimolato qualche riflessione.
Un ospedale è un mondo a parte, un microcosmo con orari e regole ben definiti, del tutto diversi da quelli della vita di tutti i giorni. Il tempo scorre lento, a volte sembra non scorrere affatto, e ci si ritrova a desiderare il giro di visite dei medici, o la pulizia della camera pur di rompere la monotonia. Ho consumato il corridoio dell'U.O. Chirurgia a furia di passeggiare, e sono anche arrivato a non farmi i fatti miei (cosa che solitamente faccio, e anche bene) per poter scambiare quattro parole con qualcuno. I pasti sono quello che sono (inevitabilmente, aggiungo), ma una settimana a dieta semiliquida è troppo anche per uno come me che qualche chilo da smaltire ce l'ha eccome.
Detto questo, però, ci sono anche degli aspetti positivi. Ho trovato un personale medico molto disponibile e professionale, e soprattutto uno staff di infermiere giovani e gentili che in certi momenti mi hanno davvero risollevato il morale. E soprattutto ho vissuto in prima persona il valore della solidarietà. Un ospedale è un mondo di persone che soffrono, a vari livelli di gravità. Sorge spontaneo l'impulso ad aiutarsi, a venirsi incontro, a partecipare in prima persona al disagio o al dolore degli altri. Io, che non sono un chiacchierone, in certi momenti mi sono scoperto quasi logorroico, bisognoso di parlare e di ascoltare, di essere parte attiva di quel mondo, dove c'è gente che va e viene, ogni sorta di caso umano e clinico, e alla fine ci si accorge che è una vera e propria scuola di vita. E proprio perché c'è tanto tempo libero, viene spontaneo riflettere e farsi delle domande.
Mentre stavo eseguendo l'ecografia cardiaca e guardavo sul monitor il mio cuore che pulsava regolarmente mi ha colpito un'idea: l'uomo è in grado di costruire una macchina che funziona senza mai interrompersi, senza pezzi di ricambio e senza manutenzione per sessantatré anni? La risposta è no. E invece il nostro cuore è lì a testimoniarci la bellezza di questo meccanismo straordinario e, se vogliamo, la piccolezza dell'uomo di fronte al creato.

E dunque grazie a tutti, in particolare a Luana, Roberta, Livia, Giulia, Cristina, Jole, Anna, Fabiana (le infermiere, e di qualcuna non ricordo il nome), e al mio amico Massimiliano, scaricone e metallaro, con cui ho condiviso momenti molto belli e che ricordo con affetto. Sono ancora qui, più ricco di prima, e ho intenzione di restarci a lungo.

 

mercoledì 2 giugno 2010

La mia lettrice Gemma

Capitano delle occasioni nella vita in cui ci si accorge di non essere soli.

Tu aggiorni regolarmente il tuo blog, sapendo (o credendo) di scrivere solo per te e per quei quattro gatti di amici e parenti che ti seguono quasi per abitudine, e un giorno ti ritrovi un commento da una perfetta sconosciuta. Gemma, in questo caso, che ha scritto parole molto carine su di me (TI LEGGO SEMPRE ED E' UN PIACERE LEGGERE LE TUE FRASI, SONO LEGGERE TENUI E DAI PENNELLATE AI SENTIMENTI DELLA VITA). Lo ha scritto addirittura tutto in maiuscolo, quasi urlando per farsi sentire meglio.

Gemma, non ti conosco e probabilmente non ti conoscerò mai, ma ti ringrazio. Così come ringrazio coloro che ogni tanto mettono il naso nel mio modesto diario e lasciano commenti anonimi, belli o brutti che siano.

Sono diversi anni che ho iniziato questo blog, e continuo a scriverci perché mi piace continuare a credere che facendolo mantenga vivo un contatto approfondito con chi mi legge, ma anche con me stesso. E tutto sommato non tanto (o non solo) per narcisismo, quanto per l'amore puro e semplice dello scrivere che mi accompagna da quando ho imparato a tenere la penna in mano. E' per questo che continuo a preferire un blog (nel quale scrivo, mi racconto e mi firmo) a un social network come Facebook (nel quale in fin dei conti si cazzeggia e basta). C'è molto rumore e poca sostanza.
Adesso però mi concedo un break: fra pochi giorni arriverà in Italia il mio adorato nipotino Lolo, e metterà a dura prova per buona parte dell'estate la mia fibra di nonno lontano. Magari, se avrò tempo e voglia, scriverò qualcosa su di lui. Perché a quell'età i bambini sono tutti da scoprire.