domenica 13 gennaio 2013

Eh, il tempo passa. Ultimamente sono stato un po' pigro, con il mio blog. Il fatto è che mi sono stufato di parlare sempre delle stesse cose, anche se quello che sembrava un morto vivente sta prepotentemente tornando alla ribalta, anche grazie alla stupidità di chi gli offre paloscenici nei quali il suddetto si trova perfettamente a suo agio. Ci aspetta un mese di campagna elettorale tutta da vivere.
Ieri però mi ha colpito una cosa, apparentemente stupida, ma sulla quale vale forse la pena di rifettere. Dunque, ho scoperto per caso una mela che avevo dimenticato di avere. Si era mimetizzata fingendosi una cipolla dentro un contenitore in dispensa. Quella mela l'avevo acquistata circa due mesi fa e mi ero dimenticato della sua esistenza (o forse lei aveva pensato bene di prolungare la sua esistenza occultandosi in quel modo).
Orbene, ancorché un po' molliccia, non dimostrava la minima traccia di usura del tempo. Per dirla tutta, non era andata a male. L'ho mangiata e sapeva ancora di mela, anche se con uno strano retrogusto un po' amarognolo.
Be', ho pensato, ma che cavolo ci mettono nelle mele per farle durare così a lungo, il viagra? Insomma, che accidenti arriva sulle nostre tavole? E lo faranno solo con le mele, o anche con altri prodotti? Più probabile la seconda.
Ma poi mi sono detto: caro Maurizio, sei un coglione. Fumi come un turco e ti preoccupi di qualche conservante alimentare?
Prendo atto dell'incoerenza, ma quella mela mi ha sollevato dubbi esistenziali.

lunedì 24 dicembre 2012

Nei sette anni di vita di questo blog ho augurato Buon Natale nei modi più diversi, quasi sempre improntati all'ironia. Comunque sia espressa, è un'abitudine radicata alla quale è difficile sottrarsi. In tutti coloro che abitano nelle parti cattoliche del mondo nasce con le letterine a Babbo Natale nascoste sotto il piatto, dunque quando non si è ancora nell'età della ragione. E dopo vengono tutti i luoghi comuni.
Pare che a Natale si stabilisca una sorta di tregua con il buon senso. Se fino al giorno prima sei incazzato nero perché ti sei dovuto svenare per pagare l'IMU o la rata dell'assicurazione, o perché hai un lavoro che non ha futuro, o aspetti inutilmente la pensione che ti sei meritato,  tutto a un tratto sei costretto a mettere da parte ogni risentimento e a vivere per qualche giorno in un limbo zuccheroso fatto di abeti addobbati, presepi tirati fuori dalla cantina, partite a tombola, pandori, torroni e panettoni, buoni sentimenti e scambi di visite fra parenti.
OK, sarà giusto così. Ogni tanto c'è bisogno di volersi bene. Ma l'ideale sarebbe farlo sempre, e non solo quando non se ne può fare a meno. Magari consumando e sprecando un po' di meno.
Perciò quest'anno voglio essere cattivo. Almeno qui, in questo spazio tutto mio, dove le regole le detto io.
Buon Natale... un par di palle!

martedì 18 dicembre 2012

Pare che la fine del mondo non ci sarà. Lo dice la NASA. Meglio così, mi dispiaceva perdermi le prossime elezioni politiche.
Comunque ho scoperto che esiste un sito italiano dedicato all'evento (o supposto tale): http://www.2012finedelmondo.eu/
Un bel sito pieno di notizie, pro e contro, dal quale si apprendono cose interessanti. Per esempio che in Francia esiste un paesino chiamato Bugarach che pare sia immune da castrofi o distruzioni perché è sede di una base aliena e gli alieni, si sa, mica sono scemi. Si trova dalle parti della famosa Rennes-Le-Chateau (o come diavolo si chiama) e ci abitano poche centinaia di persone, ma da mesi è stato preso d'assalto da gente che volevo comprarsi casa per salvarsi le chiappe. E pare che già a migliaia stiano dirigendosi lì, anche se non hanno una casa, per trovarsi al riparo il 21 dicembre. E in paese stanno facendo affari d'oro.
Intanto c'è chi si è fatto costruire dei rifugi bunker sotto casa perché non si sa mai, sempre meglio essere previdenti. Anche se non si capisce bene che cacchio ci vai a fare in un rifugio se quando esci la Terra non c'è più.
Non mi meraviglierei che la sera del 20 una folla di fedeli si radunasse a Piazza San Pietro per pregare il buon Dio che ci risparmi. O forse, chissà, ci penserà Papa Ratzinger, a rassicurare tutti via Twitter.

domenica 9 dicembre 2012

Il ritorno della mummia.
Così titola il quotidiano francese Liberation. Effettivamente in quest'uomo c'è qualcosa di insano, di innaturale, di malato. E' un personaggio che sarebbe piaciuto a Dick, creatore di cattivi assoluti. Che però hanno almeno il fascino dell'angelo caduto, quella grandezza titanica che ne fa degi eroi, negativi, ma pur sempre eroi. Penso a Palmer Eldritch, l'uomo segnato da tre stimmate che dispensa paradisi artificiali e gioca con le vite degli uomini, oppure a Felix Buckman, tormentato da un rapporto incestuoso ma che ha tanto bisogno d'amore, o ancora a Stanton Brose, che sopravvive grazie a continui trapianti requisendo tutti gli organi artificiali.
No, quest'uomo, quest'uomo piccolo non solo dal punto di vista della statura, è un cattivo da videogioco, un costrutto che sembra assemblato in laboratorio e che comincia a tradire i cattivi effetti del processo entropico. Fra un po' comincerà a ronzare sinistramente e a emettere fumo.
Eppure c'è ancora chi crede in lui, chi ha accettato la sua ignobile scelta di staccare la spina al governo Monti, chi lo vede ancora come il salvatore della patria. Mentre invece è uno che pensa solo a se stesso, ai propri meschini interessi, e il fatto che lo faccia in maniera così palese, così sfacciata, significa che si sente ancora invincibile.
E' ancora un pericolo: per favore, qualcuno stacchi la spina a lui!

venerdì 30 novembre 2012

Ne ho sentite tante di fesserie sulle sigarette e sul fumo, ma questa le supera tutte. In Australia da domani non sarà più permesso vendere pacchetti di sigarette con il marchio del produttore. I pacchetti saranno tutti uguali, tutti color verde schifezza (verde moccio, si potrebbe dire parafrasando James Joyce), senza alcun elemento che consenta di individuare chi lo ha prodotto, che tipo di sigarette ci sono e via dicendo. Scegli a cazzo di cane e non sai quello che prendi. In compenso, tutti avranno ancora quelle stupidissime scritte che dicono che il fumo fa tanto male. Magari con immagini splatter come già si trovano su quelle che vendono a Taiwan. Voi non le avete mai viste, io sì, e vi posso assicurare che non mi fanno né caldo né freddo. Non le guardo, anzi non ci faccio nemmeno caso.
Grazie al piffero, tutti i fumatori lo sanno che il fumo fa male, mica c'abbiamo l'anello al naso. Ma perché io, povero australiano, non devo sapere che cavolo di sigarette andrò a comprare? Non solo di che marca, ma anche se più o meno leggera, con più o meno nicotina, con più o meno catrame, con più o meno schifezze con le quali io, e solo io, decido di farmi male. Come tutti ben sanno, ognuno si affeziona a un certo tipo di sigaretta e la riconosce da quello che c'è scritto sul pacchetto, o dal suo colore. Lo dici al tabaccaio e quello ti accontenta. Fine del gioco. Da domani non più, nel paese dei canguri.
Be', scusate, allora è più semplice e più onesto eliminare del tutto le sigarette. Non si vendono più, punto e basta. Fumatori andate a farvi fottere, lo facciamo per il vostro bene. A quel punto bisognerà rassegnarsi e magari ci guadagneremo tutti, o impareremo a coltivarci il tabacco in giardino. Un po' meno ci guadagneranno le multinazionali del tabacco, ovviamente, ma quelle possono anche schiattare no? Sono brutte e cattive, invece le altre multinazionali sono belle e buone. E molte possono anche avvelenarci producendo porcherie sulla pelle degli sfruttati del terzo mondo. O forse qualcuno non se la sente di toccarle? E già, è gente potente, sempre meglio prendere via traverse e coprirsi di ridicolo con provvedimenti da operetta.
Ma per favore, che la finiscano di prenderci per il sedere. Se proprio si deve fare, la guerra al fumo va fatta per bene, non con questi ridicoli e contorti espedienti. Ma chi sono questi dilettanti che s'inventano certe amenità? Hanno mai fumato? Lo sanno che significa fumare? Conoscono la psicologia dei fumatori? A me sembra di no.
Non gli basta averci relegati al ruolo di appestati?
E mo' mi vado a fumare una bella sigaretta, eccheccazzo!

sabato 24 novembre 2012

Non riesco a convincermi a cambiare le mia abitudini di lettura. Ho sempre letto libri di carta, fin da quando ho imparato l'ABC, e l'idea di leggere libri elettronici mi lascia molto perplesso. Il che è strano, visto che tutto sommato sono un appassionato delle nuove tecnologie. Uso il computer dalla fine degli anni 80, ne ho avuti un'infinità, e ho comprato anche un'infinità di gadget (molti dei quali li conservo ancora in una sorta di personalissimo museo tecnologico di ciò che fu), ma l'e-book proprio non mi attizza, come si dice.
Eppure molti lo usano, e lo trovano anche comodo, in qualche caso economico. Ma per me il libro rimane quello di carta, quello che tieni fra le dita, che ha una sua consistenza, un suo odore, una sua storia. Quello che sta sul comodino. Quello che vai in libreria, lo sfogli, leggi l'ultima di copertina, e poi lo rimetti giù oppure lo acquisti, e con l'occasione guardi anche tanti altri libri. Quello che speri di trovare in una libreria dell'usato, magari malconcio, e quando lo trovi ti senti felice. Quello dove magari hai annotato delle tue osservazioni personali, o hai lasciato un vecchio segnalibro, o una cartolina, e ti riporta indietro nel passato a momenti belli o brutti. Quello che ci hai studiato sopra, quello che hai fatto rilegare, quello che ti hanno regalato per un compleanno e ci trovi ancora la dedica. Quello che ti hanno prestato e non hai mai restituito. Quello che aveva il prezzo in lire e non in euro. Quello che hai voglia di rileggere e ogni volta non è mai uguale a prima. Quello che hai amato, o odiato, ma che comunque ti ha suscitato un'emozione. Quello che insieme ad altri forma una bella macchia di colore sulla tua libreria. Quello che sta sempre lì anche se cambiano le tecnologie, anche se il tuo e-reader è scarico o ti si è rotto.
No grazie, per il momento mi tengo i libri di carta. In futuro si vedrà.

martedì 13 novembre 2012

Dando per scontato che in primavera si andrà a rinnovare il parlamento italiano (ma scontato non è), dando per scontato che vincerà il PD (ma scontato non è), ieri sera abbiamo avuto la possibilità di conoscere meglio i cinque personaggi fra i quali dovrebbe uscire il nuovo premier. Nel confronto su Sky, in un format molto accattivante, ma anche molto imbrigliato, si sono affrontati infatti i cinque candidati per i quali si voterà alla primarie fra due settimane. Il vincente sfiderà... boh, Alfano? Di nuovo Berlusconi? O qualche altro coniglio che uscirà dal cilindro del cavaliere? E poi c'è sempre l'incognita Grillo. Non lo so e per il momento non mi interessa.
Vediamo un po' con chi abbiamo a che fare.
Bersani sembra il più papabile. E' un politico ormai collaudato, e quell'aria da reverendo suona rassicurante anche per chi teme ancora il pericolo rosso. Se l'è cavata abbastanza bene, anche se ha detto e non detto, ma su alcune cose è stato più concreto degli altri.
Tabacci è anche lui un marpione di vecchia data, area ex democristiana. Ha parlato con solida disinvoltura e si è fatto forza con la buona esperienza nella giunta Pisapia a Milano. E' il più al centro di tutti e potrebbe raccogliere i voti dei moderati.
Vendola, sempre sofferente e sempre barocco, è di certo quello che sta più a sinistra, anche se non suscita grandi entusiasmi nell'area ex Rifondazione ed ex Comunisti italiani, né in quella più radicale. Certe sue posizioni estreme gli precludono la possibilità di un successo, ma potrebbe erodere voti a Bersani.
Renzi, sindaco rampante di Firenze, si è trovato perfettamente a suo agio: brillante, spiritoso, a volte graffiante, potrebbe essere l'avversario più pericoloso per Bersani, anche per la sua giovane età e la sua faccia da Pierino. Un nome nuovo in un panorama un po' mummificato, forse una scheggia impazzita, può avere successo.
Ultima e probabilmente senza possibilità la carneade Laura Puppato. A volte un po' in imbarazzo, non è sembrata all'altezza del compito, anche se è stata fresca e spontanea. Possibile che non ci fosse una donna più convincente di lei?
Detto questo, però, non posso non osservare come il confronto sia stato più che altro uno show patinato, un po' all'americana, ma senza grinta. Non ci sono stati fuochi artificiali, né colpi bassi, e c'era un'atmosfera da volemose bene che francamente suonava abbastanza zuccherosa. Un po' perché i tempi erano rigidamente contingentati, un po' perché tutti volevano offrire l'immagine di un partito compatto e affiatato, si è andati avanti senza sussulti, senza colpi di scena, senza pepe, diciamo pure con un una certa noia. Tutt'altra cosa rispetto ai confronti made in Usa dove si menano botte da orbi.
E per concludere, le ciliegine sulla torta. L'ultima domanda del conduttore è stata: fatemi il nome di due personaggi politici che per voi hanno grande importanza. Ecco le risposte.
Tabacci: De Gasperi, Marcora.
Pupppato: Nide Jotti, Tina Anselmi.
Renzi: Mandela e una ignota blogger tunisina.
E fin qui ci possiamo stare.
Vendola: il cardinale Martini.
Bersani: Papa Giovanni.
Ma per favore!