martedì 3 maggio 2011

Non crediamo a tutto ciò che sentiamo

Voltaire non ha mai scritto né detto «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». Un mito che cade. Quante volte ci siamo fatti belli con questa frase, spacciandoci per fini conoscitori della filosofia dell'illuminismo? Tante. In realtà la vita è piena di frasi fatte, di cose che diamo per assodate quando non lo sono. Un po' come quando, qualche post fa, avevo citato quelle belle parole che ritenevo veramente "trovate nell'antica chiesa di San Paolo a Baltimora", e invece erano di tutt'altro periodo, e avevano anche un autore.

La morale è che non bisogna accettare niente a scatola chiusa, soprattutto oggi che siamo sommersi da informazioni che se da una parte creano confusione, dall'altra ci offrono però la possibilità, sapendo cercare, di chiarire tanti dubbi.

Guardate la foto di Bin Laden ucciso, per esempio. Solo dieci, facciamo vent'anni fa, tutti l'avrebbero presa per buona, e nessuno avrebbe smascherato il falso, se non a prezzo di grande fatica, e comunque senza la visibilità mediatica di oggi. Invece è stata subito sputtanata, tra l'altro aggiungendo dubbi a una notizia che già di dubbi ne offre non pochi. E' davvero morto, Bin Laden? Quando è morto? Dove è morto? Come è stato ucciso? Che fine ha fatto il suo corpo? Come si fa a dar credito agli americani che assicurano di avere il suo DNA? Dove l'hanno preso? E soprattutto, dopo quasi dieci anni finalmente catturi il nemico giurato dell'America e il suo corpo lo getti in mare? Ma per favore...

Tornando a Voltaire, se volete saperne di più andatevi a leggere quello che c'è scritto in: http://lafrusta1.homestead.com/fili_voltaire.html
In sostanza, la leggenda nasce da un testo della scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall, che nel 1906 riportò la frase mettendola erroneamente fra virgolette, e facendo sembrare così che fosse stata pronunciata da Voltaire. Invece era sua.

E per chiudere in bellezza, Galileo Galilei non ha mai detto "Eppur si muove". Sopravvivrò a questa delusione?

mercoledì 27 aprile 2011

Il triste spettacolo della politica

Sono rimasto un po' indietro. Preso dai miei problemi di salute ho vissuto in una sorta di limbo in cui Berlusconi non esiste, l'Italia è ancora una roba seria, la Costituzione pure, la guerra si combatte solo al cinema, Fini è una marca di tortellini, Napolitano un arcaismo linguistico e via dicendo.

Invece non è così. Lo spettacolo è quello di sempre, se possibile peggiorato.

Trovo francamente raccapriccianti cose come il legittimo impedimento o la prescrizione breve. In un paese civile non dovrebbero esistere, nemmeno a livello di ipotesi giuridica. Ma mi sconvolge ancora di più la spudorata franchezza con cui il nostro premier ha ammesso che hanno affossato il referendum sul nucleare per "permettere all'opinione pubblica di tranquillizzarsi" (parole sue). Come se, fra un paio d'anni, il disastro giapponese potesse ridimensionarsi e trasformarsi in un piccolo incidente di percorso senza conseguenze, solo una manciata di morti e un po' di nuclearizzati, ma nemmeno troppi.

In realtà si tratta di una presa in giro bella e buona: in questo modo si tenta di dare un bel colpo alla partecipazione degli italiani che, sulla scia dell'emozione di Fukushima, probabilmente avrebbero affollato le cabine del referendum, raggiungendo il quorum e trascinando con sé anche altri quesiti altrettanto importanti, come quello sull'acqua. A questo punto Berlusconi deve solo augurarsi che il 12 giugno piova, così con l'aiuto del padreterno avrà raggiunto pienamente il suo scopo.

Bersani e Di Pietro gridano all'imbroglio, e di imbroglio effettivamente dobbiamo parlare. La loro voce è però ben piccola cosa, ridotti come sono al rango di pierini che fanno marachelle, ma che alla fine sono bravi guaglioni e pure loro devono far vedere che ci sono.

A questo punto l'unica cosa da fare è dimostrare in concreto che non ci stiamo più a essere presi in giro, truffati e gabbati. E l'unica occasione per farlo sono le due occasioni di espressione diretta della democrazia diretta che ci rimangono da qui all'estate: l'appuntamento con le elezioni amministrative del 16 maggio e, appunto, i referendum del 12 giugno. Facciamo capire a chiare lettere che non vogliamo più questa gentaglia, questi prestigiatori della menzogna, questi calpestatori della democrazia. Partecipiamo numerosi e votiamo tutti *contro* Berlusconi e i suoi accoliti. Anche se gli altri ci fanno schifo, anche se votare contro qualcosa non è come votare per qualcosa. Diamo un segno, magari piccolo, che qualcosa sta cambiando. Un'inversione di tendenza, uno spiraglio di luce. Una speranza.


martedì 19 aprile 2011

Dopo il secondo ricovero

Rieccomi qua.

Rientrato a casa dopo meno di una settimana di ospedale.  Sto bene, sono un po' fiacco, ma è più che normale. Devo stare a riposo, nel senso che non posso fare sforzi, sollevare pesi, guidare la macchina per lunghe distanze eccetera, ma per il resto posso fare quasi tutto. Infatti sono già tornato al lavoro. Che ci volete fare? Qualcun altro ne avrebbe approfittato per farsi una settimanella di vacanza in più, ma io sono fesso e certe cose non le faccio.

L'esperienza di Ancona è stata analoga a quella dell'anno scorso a Bracciano. Non solo perché la tipologia dell'intervento era molto simile, ma perché simili sono stati il prima e il durante, simile la permanenza nel letto d'ospedale, simili le storie e i personaggi che mi sono capitati in sorte. Diverso, invece, il vitto, decisamente migliore.

E diverso, tutto sommato anche il mio approccio. Quest'anno sapevo ciò che mi aspettava, almeno nelle sue linee generali. Nessun panico, dunque, quando sono entrato in sala operatoria. Anzi, ho affrontato la situazione da sveglio, dalla vita in su, e visto che c'ero ho sbirciato sul  monitor quello che succedeva dentro il mio corpo, dove il resettore riduceva in trucioli la prostata come un tronco in una segheria. Ho anche scoperto di avere un po' superato quella atavica paura degli aghi, al punto che adesso mi faccio da solo le iniezioni sulla pancia (siringhe con gli aghi piccoli, però, quelli da insulina).

Certo l'età media dei pazienti superava abbondantemente i sessant'anni, e nessuno era lì per farsi una vacanza. Ma si tratta pur sempre di un ospedale geriatrico, dunque che ci si può aspettare?

Il personale è stato decisamente all'altezza, comprese le infermiere, che all'inizio mi sembravano un po' scostanti, ma che poi si sono rivelate anche loro carine ed efficienti. Ricordo con piacere Anna Pia (una delle tante pugliesi in servizio ad Ancona), la non più giovanissima Ada, Milena (colombiana) e fra i maschi, Luigi e Francesco, ambedue di San Marco in Lamis, che a sentirli parlare sembrava di sentire il Lino Banfi di una volta.

Naturalmente ho trovato anche lì il modo di fumare: c'era una scala antincendio a pochi metri dalla mia camera e il bel tempo ha fatto il resto. Però ne ho approfittato non per smettere, che al momento sarebbe impossibile, ma per ridurre drasticamente il fumo. Praticamente ho dimezzato. Ditemi bravo.

Ho anche, per quei pochi che non lo sapessero, postato regolarmente una sorta di diario su Facebook. E in questo caso devo riconoscere l'utilità di questo strumento per comunicare con più persone, saltando a pie' pari la posta elettronica e il telefonino. Facilissimo, economico, rapido, e in fondo anche divertente.

Adesso mi godo un altro periodo relativamente tranquillo. Le mie disavventure non finiscono certamente qui, ma ho imparato a vivere alla giornata godendo di ciò che ho qui e adesso, o al massimo domani. Il futuro viene dopo.


lunedì 28 marzo 2011

Una pausa di riflessione

Mi prendo una pausa di riflessione.

No, nessuna riflessione, solo un altro piccolo intervento chirurgico, più o meno come quello dell'anno scorso. Sono in lista d'attesa per aprile e dunque da un momento all'altro mi chiameranno (in Ancona, stavolta) e mi daranno una ripulita dove si deve, tipo le pulizie di Pasqua. Lo sapevo che questo mio problema aveva una tendenza a recidivare, e dunque non me ne stupisco più di tanto. Né sono preoccupato perché, come vado sempre ripetendo, si tende ad avere paura delle cose che non si conoscono. Adesso so più o meno quello che mi aspetta e lo affronto con filosofica rassegnazione. Non posso più pretendere, alla mia età, che il mio corpo sia ancora quella macchina perfetta che in buona parte è stata fino a ieri. Mi basta che funzioni anche a regime minimo, e che la testa sia sempre all'altezza. Non chiedo altro.

Curiosamente mi ricovero presso un ospedale geriatrico. Mi fa un po' brutto, e l'ho anche fatto notare al mio medico, il quale mi ha rassicurato dicendomi che ci si trovano ammalati di tutte le età. Gli credo, e in seguito ve ne renderò conto. Mi basterebbe ritrovare quello stuolo di graziose infermiere che c'erano all'ospedale di Bracciano. Ti aiutano a sopravvivere meglio in quello che, a tutti gli effetti, rimane un luogo di sofferenza.

Intanto è arrivata l'ora legale, e già questo contribuisce a sollevarmi non poco il morale. In realtà da un paio di giorni soffro di un feroce raffreddore con tosse e catarro che mi sta distruggendo, e ieri mi sono ritrovato a dover superare una domenica senza calcio in cui non avevo voglia di leggere o comunque di impegnare la testa e non mi reggevo in piedi dalla fiacca. Vi assicuro che è stata dura.

A risentirci fra un po', dunque, spero più pimpante di prima.


sabato 19 marzo 2011

Una mail dall'est Europa

Modestamente il mio fascino sulle donne, soprattutto su quelle dell'est europeo, non conosce cedimenti. Ho ricevuto un'altra mail, questa da volta da una ragazza di Kiev ("sufficientemente grande e bella città"): Tata, 27 anni. Purtroppo non ha allegato la foto, né si descrive fisicamente. Non cerca avventure, ma un uomo "che mi poteva amare per la mia pace interiore, per il mio personaggio, per i miei valori della vita. Voglio avere un rapporto serio e forte! Come una persona normale!" Non si sa mai, dovessi farmi un'idea sbagliata su di lei.

Roba seria insomma, e per dimostrarlo si pone una domanda cruciale: "Beh, forse si sono interessati alla domanda "perche sei tu?". Già, perché sono io? Boh, non me lo spiega. Mi dice solo genericamente che una sua amica ha conosciuto due anni fa un uomo italiano e si è trasferita a vivere con lui a Roma, dove "hanno un grazioso appartamento e sono molto amichevoli in diretta!".

Chissà se lo sono anche in differita. Comunque adesso Tata è stata invitata in Italia dall'amica e così potremmo incontrarci. Per la precisione: "vi e un'altra opzione che si arrivera a me! E poi faremo il volo in It Together". Quest'ultima è da incorniciare!

Poi però si pone dei dubbi. "Ma e il momento spettacolo? Non dobbiamo guardare prima?". Eh già, magari un'occhiata non guasta, fosse mai che è un brutta come la fame. Subito dopo ribadisce però, a scanso di equivoci, che "Ancora una volta, sto cercando un buono, buono, onesto. che ha bisogno di una relazione seria".  E poi: "Se sei cosi avanti alla vostra risposta. Se non sei pronto non sprecare il no non e il mio tempo". Insomma, decisa la ragazza, che chiude in modo altrettanto perentorio: "Come ho detto, non ti distrarre."

No, Tata, tranquilla, non mi distraggo. Sono concentratissimo. Anzi, sono molto interessato e fortemente tentato di risponderti. Appuntamento a Fiumicino? Poi una cenetta in un ristorantino intimo, così possiamo parlare e conoscerci meglio. Non si sa mai, potrebbe nascere qualcosa.

C'è anche un indirizzo email: irinkait@yahoo.com. Ah, queste ragazze ucraine ne sanno una più del diavolo.


sabato 12 marzo 2011

Terremoto in Giappone

La scala Richter, messa a punto da Charles Richter nel 1935, misura la magnitudo, cioè la quantità di energia sprigionata da un terremoto nel punto in cui si sviluppa (ipocentro) elaborando l'informazione ottenuta attraverso i sismografi. In parole povere ci dice quanto è forte un terremoto.

Il valore massimo è 10, ma non si è mai registrato nella storia, almeno in quella documentata, un sisma di tale intensità.

Il terremoto che ha colpito il Giappone ha raggiunto un valore di 8,9. L'equivalente di 32 milioni di tonnellate di TNT. Tanto per intenderci, il terremoto dell'Aquila del 2009 aveva una magnitudo di 5,8. Quello di Haiti dell'anno scorso ha raggiunto un valore di 7,0 (222.000 vittime) e quello dell'Oceano Indiano del 2004, invece, ha registrato una magnitudo di 9,0 (300.000 vittime). Appena più forte, dunque, ma con esiti assai più catastrofici.

Salta perciò subito all'occhio una cosa: in Giappone costruiscono rispettando i criteri antisismici. Al momento in cui scrivo si parla di un migliaio di morti, certamente destinati a crescere, ma non nell'ordine delle centinaia di migliaia e forse nemmeno delle decine di migliaia. E poi il danno maggiore lo ha provocato lo tsunami, contro il quale non esiste alcuna difesa preventiva. In realtà quasi nessun edificio è crollato per colpa del terremoto.

Ma c'è un'altra cosa che colpisce, ed è la grande dignità e coraggio con cui il popolo giapponese sta affrontando questo enorme disastro: niente isterismi, niente piagnistei. Ci si rimbocca le maniche e si va avanti. E nessuno coglierà l'occasione per guadagnarci sopra o per farsi bello con iniziative di dubbio gusto. Questo è poco ma sicuro.

Rimangono comunque le immagini sconvolgenti di un cataclisma di proporzioni epocali: le case che ballano, la marea di fango che travolge i villaggi, i vortici che travolgono imbarcazioni e automobili.

La natura che si esprime al massimo della sua potenza. Ne parlavo nel mio ultimo post, ma non mi aspettavo un'apocalisse del genere. E il 2012 è alle porte.


sabato 5 marzo 2011

Pioggia forte nelle Marche

Detesto l'inverno, con tutte le mie forze. Non mi piace il freddo (anche se lo sopporto bene, grazie a una costante opera di mitridatizzazione), non mi piace l'umidità, non mi piace il buio, non mi piace la pioggia, non mi piacciono gli alberi brulli, l'erba gialla, il fango. Mi piace la neve solo quando è appena caduta e non ho necessità di muovermi in macchina.

Qualche giorno fa le Marche centromeridionali sono state messe in ginocchio dalla pioggia. Ha piovuto sempre, per due giorni consecutivi, ingrossando i fiumi e i torrenti, allagando i campi, rendendo disagevole percorrere molte strade. Io per fortuna sono lontano da corsi d'acqua che possano mettere a rischio la mia incolumità, ma mi trovo purtroppo con la casa al di sotto della strada rurale. E quando l'acqua non è riuscita più a defluire seguendo il suo corso normale, ha pensato bene di tracimare giù per il vialetto d'ingresso. Sono arrivato a casa la sera e appena sceso dalla macchina mi sono impantanato. Una scarpa è rimasta intrappolata, e ho raggiunto la porta con un piede scalzo. L'indomani, alla luce del giorno, ho visto la situazione in tutta la sua drammaticità. C'erano quattro o cinque dita di fango lungo tutto il vialetto e l'ampia zona mattonata a fianco della casa. Mi sono armato di pala e carriola e ho cominciato a pulire, ma dopo un'oretta ho ceduto le armi e ho chiamato qualcuno che ha fatto il lavoro al posto mio, prima e meglio.

Devo dire che avevo già vissuto situazioni di pioggia forte, ma come questa mai. Il che mi stimola due riflessioni.

Primo, la sensazione che eventi atmosferici estremi stiano diventando sempre più ricorrenti un po' in tutto il mondo. Terremoti, inondazioni, uragani e tutta l'allegra compagnia dei disastri naturali sembrano in via di progressivo peggioramento, sia come frequenza che come intensità. Che sia un segno di qualche cosa? La natura che si ribella? L'uomo che paga la sua protervia? Il presentimento di imminenti cambiamenti epocali? Fate voi.

Secondo, che siamo veramente piccoli di fronte alle forze scatenate della natura. E questo non lo scopro adesso, ma ogni volta sembra cogliermi di sorpresa, quasi ci fosse una sorta di meccanismo di rimozione che scatta per farmi dimenticare quanto siamo tutti indifesi, ed esposti a ogni genere di pericoli in un mondo che abbiamo fatto di tutto per modificare a nostra immagine e somiglianza, quando invece avremmo dovuto portargli più rispetto. Perché non è il mondo a essere al nostro servizio, ma esattamente il contrario. E lui, ogni tanto, pensa bene di ricordarci come stanno le cose.

A parte questo, fanculo l'inverno.